introduzione al tavolo” metropoli e movimenti”

Movimenti
per il diritto all’abitare e metropoli

“Oggi
é lo spazio ad essere denaro, ed é nella sua infinita
estensione e ramificazione lungo quei corridoi di comunicazione che
aggirano, attraversano, lambiscono e circondano paesi, villaggi,
campagne e città che si produce, si muove, si scambia, si
accresce il capitale. La strada é spazio in se; l’unico
spazio possibile, l’unico immaginabile. Chi controlla le strade
controlla la ricchezza. Chi comanda sulle strade norma i
comportamenti. Se la moltitudine sta alla metropoli come il
proletariato operaio stava alla fabbrica, allora, il blocco sta alla
strada come il sabot stava alla catena di montaggio
.”

Questo
tavolo di lavoro intende mettere a confronto le esperienze di
territori e soggetti diversi per riflettere sulle prospettive dei
movimenti di lotta per la casa, l’abitare e i beni comuni nelle
metropoli di oggi.

Nonostante
il tema della relazione tra produzione capitalista, territorio e
lotta di classe sia stato per molto tempo al centro della ricerca
pratica e teorica di molte esperienze politiche autonome, l’attualità
si è trasformata con una velocità e spesso una violenza
che mettono in difficoltà le categorie del passato. E’ comune
la fatica a trovare un filo conduttore nel presente.

Da
sempre le città servono per fare soldi, spesso in fretta e
sulle spalle di lavoratori e lavoratrici. Ma le metropoli sono anche
il terreno della cooperazione sociale che produce ricchezza ed il
luogo in cui la fabbrica sociale mostra più apertamente la sua
concretezza ed anche i suoi limiti. Le città sono state teatro
da sempre, di sommosse, rivolte, insurrezioni e creazioni di nuove
forme di vita e di relazione. Le metropoli sono ancora qualcosa di
diverso, territori complessi di cui spesso ci sfugge il funzionamento
ed il senso complessivo.

Le
lotte per la casa, giocate spesso nella concretezza dei quartieri si
scontrano con la differenziazione di leggi e regolamenti locali e
regionali e con una quotidianità che spesso costringe a
guardare il particolare ed il locale. Appena però colleghiamo
i tasselli delle tante vicende di speculazione e di resistenza
singolari vediamo come si sia formato in questi anni un nuovo
“sistema”, che unisce un’economia finanziaria che prospera grazie
al crimine ed all’illegalità, una idea di sviluppo umano ed
economico suicida, e una classe politica collusa o molto spesso
incapace.

In
questo senso la lotta per la casa è spesso una delle
esperienze più complesse ma allo stesso tempo immerse nelle
contraddizioni. La lotta contro la speculazione e la denuncia degli
abusi può diventare pratica di progettazione, di costruzione
di comunità ma anche di opposizione e di sabotaggio dei piani
di sviluppo insensati e nocivi. Le metropoli oggi sono al centro del
discorso pubblico della sicurezza e degli effetti sociali prima
ancora che urbanistici di quest’ultimo. Il pensiero corre
naturalmente al rapporto tra razzismo, costruzione di nuove identità
specialmente tra i più giovani, appartenenza locale e
precarietà di vita. Le nostre esperienze sono immerse in
questo scontro di soggettività, di storie, di ambienti, e
spesso dai terreni dove si svolge la lotta per l’abitare, iniziano
esperimenti di convivenza, oppure esplodono contraddizioni mai
risolte che aprono però lo spazio per nuove domande e
trasformazioni.

In
occasione dell’esplosione delle rivolte nelle banlieues
francesi
nel 2005 e in seguito ogni volta che avviene qualcosa di fuori dal
quadro delle previsioni, i politici nostrani si affrettarono a negare
anche soltanto la possibilità di una rottura simile della
coesione e della narrazione sociale.

Si
sbagliavano, ma se l’esplosione tragica ed immediatamente
spettacolarizzata di Rosarno è accaduta dove nessuno se
l’aspettava, fa sorridere pensare oggi che le terribili periferie
delle nostre metropoli ed i loro centri storici inospitali e
sterilizzati possano non produrre un carico di rabbia e frustrazione
sociale pericoloso per l’ordine sociale.

Eppure
non si tratta di attendere il peggio, ma di costruire coscientemente
delle nuove per abitare nella crisi, e per iniziare a crearla.

I
campi di discussione che individuiamo in questo tavolo sono dunque:

-il
rapporto tra lotta per l’abitare e metropoli intesa come dispositivo
di produzione di valore/ricchezza legata agli interessi della rendita
ed allo stesso tempo di emarginazione e povertà. Quale
possibile rapporto tra lotta per la casa, lotte per il reddito ed
alternative al capitalismo.

-il
razzismo e il movimenti per il diritto all’abitare: quale rapporto
con i quartieri, con la strada, ed allo stesso tempo con la necessità
di produrre spazi o iniziative per alimentare le culture vive del
meticciato e dello scambio.

-lotte
per il diritto all’abitare e difesa dell’ambiente e del territorio,
difficoltà, tendenze e prospettive.